Luca Saltalamacchia

Quali sono gli impatti che ha il 5G sulla salute umana? II Parte

5G verso cosa stiamo andando? Leggi anche Cosa è il 5G ? Perché in molti sono contrari? 

Nessuno dubita che se una azienda volesse introdurre in commercio un nuovo farmaco dovrebbe attivare un iter lungo che prevede:

– una valutazione preclinica del farmaco (studi in laboratorio e su modelli in vivo finalizzati a valutare benefici e rischi tossicologici);

– una valutazione clinica successiva, subordinata all’autorizzazione di un comitato etico ed al consenso informato rilasciato da parte di chi decide, volontariamente, di sottoporsi alla sperimentazione.

Analogamente, anche l’introduzione in commercio di un cosmetico, di una sostanza alimentare, persino di una vettura, è SEMPRE preceduta da uno studio preliminare sugli impatti che può avere sulla salute e sulla sicurezza delle persone.

Nel caso del 5G assistiamo silenziosamente ad una mortificazione di questo iter precauzionale previsto dalla normativa vigente.

“Qualcuno” ha deciso che l’introduzione della tecnologia 5G migliorerà la qualità di vita della popolazione e questo convincimento è talmente efficace da spingere i soggetti interessati (le multinazionali da un lato, le autorità pubbliche dall’altro) a “saltare” a piè pari ogni procedura di tutela della collettività, esponendo di fatto la popolazione (soprattutto quella che abita nei Comuni pilota scelti per l’implementazione su larga scala del 5G, ma anche quella che abita nei Comuni dove il 5G è per il momento attivato solo per la telefonia) ad una sperimentazione sulla propria pelle, senza alcuna autorizzazione preventiva di un Comitato Etico, senza alcun consenso informato e senza neanche una benché minima informazione sui potenziali rischi.

Poco importa se, come affermano i fautori ed i supporter del 5G, i risultati scientifici non dimostrano con certezza la dannosità del 5G. Il problema sta proprio nel fatto che non è stata fatta alcuna sperimentazione!

Del resto, nella ipotesi di dubbia dannosità di un prodotto per la salute, le norme esistenti (europee ed italiane) dovrebbero indurre a NON metterlo in commercio.

La tecnologia 5G – rectius: i suoi sostenitori – invece sono più “forti” delle precauzioni sanitarie e delle norme esistenti poste a sua tutela.

Si tenga conto che gran parte degli studi su cui si basa la tranquillità dei sostenitori a spada tratta della tecnologia 5G sono quelli che hanno portato alle Linee guida sulla protezione della popolazione mondiale dall’esposizione alle radiofrequenze e microonde redatte dall’ICNIRP (Commissione internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti), un organismo privato che di solito esegue test sui manichini.

Gli studi accreditati dall’ICNIRP concludono (quasi tutti) che le onde millimetriche hanno una limitata capacità di penetrazione nel corpo umano e che non sono cancerogene.

Peraltro, tali studi sono stati aspramente criticati dagli scienziati indipendenti a causa del gigantesco conflitto di interessi che macchia la credibilità di molti membri dell’ICNIRP.

Per avere una idea del clamoroso conflitto di interessi esistente, si rileva che il Dr. Angelo Gino Levis ha censito 803 articoli pubblicati su riviste scientifiche, di cui: “Troppi finanziati dall’industria. Il grande inganno”

– il 39% sono finanziati da organismi e soggetti privati; tra essi il 95% nega l’esistenza di effetti negativi dell’elettrosmog sulla salute;

– il restante 61% sono studi indipendenti (cioè pagati da enti pubblici); tra essi, il 95% evidenzia danni per la salute umana!!!

Il palese conflitto di interessi che regna sovrano tra coloro che propinano studi “tranquillizzanti” è stato di recente certificato dalla Corte di Appello di Torino nella sentenza 904/19, che allo stato non risulta essere stata superata da successive pronunce.

Di recente, circa 200 scienziati hanno inviato un documento alle Nazioni Unite ed all’OMS affinché adottino linee guida maggiormente protettive per le persone in relazione all’esposizione ai campi elettromagnetici (cd. CEM).

Il problema è particolarmente grave perché nel 2011 la IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, organo dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità) ha classificato l’elettromagnetismo ad alta frequenza come “possibile cancerogeno” (cat. 2B). Tale classificazione è attualmente sotto revisione, per essere inserita nella categoria 2A (probabile cancerogeno).

L’Istituto Superiore della Sanità ha di recente pubblicato rapporto “ISTISAN 19/11” “Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche” . Nel paragrafo denominato “Sviluppi delle telecomunicazioni: i sistemi 5G” si legge: “In base alle caratteristiche previste per i sistemi radianti utilizzati, al fine di valutare correttamente l’esposizione, occorrerà pertanto considerare non solo i valori medi di campo elettromagnetico, ma anche i valori massimi raggiunti per brevi periodi di esposizione. Tale aspetto richiederà un adeguamento della normativa nazionale che, ad oggi, non considera esposizioni di breve durata ma solo esposizioni continuative”.

Tale inadeguatezza è particolarmente grave perché, come ammesso nel report, vi sarà un “incremento notevole del numero di impianti installati sul territorio”.

Si conclude poi che “l’introduzione della tecnologia 5G potrà portare a scenari di esposizione molto complessi, con livelli di campo elettromagnetico fortemente variabili nel tempo, nello spazio e nell’uso delle risorse delle bande di frequenza” e che “al momento, non è possibile formulare una previsione sui livelli di campo elettromagnetico ambientale dovuti allo sviluppo delle reti 5G”.

Data questa premessa, ci si sarebbe aspettato che l’Istituto – deputato alla tutela della salute, e non degli interessi economici – auspicasse una sospensione dell’implementazione della tecnologia 5G.

E invece no. Si limita a rilevare che “sarà dunque necessaria una revisione della normativa nazionale”.

Inoltre, la letteratura scientifica è piena di studi che correlano l’elettromagnetismo anche ad altri rischi per la salute umana, in particolare ai rischi riproduttivi, neurologici e metabolici.

La SCHEER (Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks, una commissione tecnico scientifica della Comunità Europea) ha recentemente individuato tra i 14 massimi fattori di rischio emergenti per la salute e l’ambiente proprio l’esposizione a campi elettromagnetici legata alla implementazione del 5G (punto 4.4 del documento) evidenziando l’esistenza di “criticità sconosciute sui problemi di salute e sicurezza”. La polemica è in merito ai danni causati dalle attuali tecnologie wireless 2G, 3G e 4G… Gli effetti della radiazione elettromagnetica sono stati generalmente ben studiati, tuttavia la radiazione elettromagnetica di bassa frequenza è meno studiata… L’esposizione ai campi elettromagnetici potrebbe influenzare l’uomo, rimane un’area controversa e gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti. La mancanza di prove chiare per informare lo sviluppo delle linee guida sull’esposizione alla tecnologia 5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali”.

Il documento attribuisce a questo argomento il massimo livello di priorità, urgenza e importanza (livello 3), anche in considerazione delle possibili conseguenze su ecosistemi e specie differenti.

Un’ampia raccolta di studi operata da BioInitiative Report, un gruppo di studio internazionale, ha dimostrato che effetti biologici sono stati documentati anche per esposizioni molto inferiori ai limiti vigenti, che non appaiono per questo in grado di tutelare al meglio la salute pubblica.

Il Dr. Agostino Di Ciaula di ISDE, ha censito diversi studi secondo cui l’esposizione a onde millimetriche può alterare l’espressione genica, e aumentare la temperature cutanea, è in grado di alterare l’espressione proteica nella cute umana, può alterare il profilo metabolico dei cheratinociti umani, stimolare la proliferazione cellulare, alterare le funzioni della membrane citoplasmatica e dei sistemi neuro-muscolari, ed è in grado di modulare la sintesi di proteine coinvolte in processi infiammatori e immunologici, con possibili effetti sistemici anche se l’assorbimento è limitato agli strati più superficiali della cute. L’esposizione a onde millimetriche è anche in grado di indurre aneuploidia e alterazioni cromosomiche in fibroblasti umani fetali e adulti e tali eventi sono riconosciuti come predisponenti alla trasformazione cellulare maligna.

Dunque, per quanto i sostenitori della tecnologia 5G ripetano che esistono studi tranquillizzanti, resta il problema che esistono anche studi che non lo sono affatto. Tale mancanza di certezza “tranquillizzante”, peraltro, proviene proprio da alcune dichiarazioni di organi pubblici.

Infine, a proposito della dannosità sulla salute delle onde elettro magnetiche, occorre rilevare che il Pentagono ha sviluppato un filone di dispositivi non letali denominato Active Denial System (ADS), potenti trasmettitori di onde millimetriche usate per il controllo della folla o per fermare veicoli.

Il meccanismo di funzionamento è legato alla emanazione di un potente fascio di radiazioni elettromagnetiche nella forma di onde millimetriche ad alta frequenza (95 GHz, lunghezza d’onda di 3,2 mm), le quali – penetrando nel corpo umano – eccitano le molecole d’acqua e di grasso scaldandole e causando un dolore che aumenta all’aumentare della temperatura.

In conclusione, le pubbliche autorità e le multinazionali hanno deciso di ignorare alcuni studi critici provenienti dalla comunità scientifica e di non investire nemmeno un centesimo in ricerche e sperimentazioni mirate, accettando di far partire una tecnologia potenzialmente pericolosa senza peraltro nemmeno avvisare la popolazione.

Miracoli del Dio denaro.