Luca Saltalamacchia

Manipolare la realtà per perseguire i propri interessi economici

Questo è il motto dei taglialegna industriali.

Per intenderci, i taglialegna industriali non sono coloro che realmente si prendono cura dei boschi con interventi mirati e rispettosi della natura, ma quelli che traggono profitti economici dall’utilizzo dei boschi, principalmente bruciando il legno nelle centrali a biomasse.

I taglialegna industriali si sono ben organizzati. Li riconosci subito: sono quelli che ricevono milioni di incentivi pubblici (quindi pagati da tutti i cittadini), che sono sostenuti sui social da decine di commentatori (spesso nascosti dietro nick-name), che hanno sempre qualche politico che dà voce alle loro istanze e qualche esperto che nel giro di pochi minuti interviene a criticare gli articoli di chi la pensa diversamente, a volte con commenti sprezzanti.

Dall’altra parte ci sono quelli che NON hanno interessi economici in ballo, che non hanno conflitti di interesse: associazioni ambientaliste, docenti universitari ed esperti delle foreste, istituzioni scientifiche, una galassia di soggetti liquidati dai lacchè dei taglialegna industriali come ambientalisti da salotto, gente che non capisce nulla di ambiente e che non è mai stata in un bosco.

Costoro hanno osato segnalare di recente che l’autorizzazione alla ripresa dei tagli degli alberi non era opportuna, per varie ragioni indicate nel mio articolo su Il Fatto Quotidiano

La reazione dei taglialegna industriali si è fatta subito sentire: addirittura il TG1 in data 14/4/20 in prima serata ha ospitato, facendoli passare per esperti, alcuni operatori addetti al taglio boschivo, i quali hanno messo in fila una serie di affermazioni palesemente false, sostenendo che: per la salute dei boschi sia indispensabile una manutenzione costante; il bosco ha bisogno, per rimanere in salute, dell’intervento regolare dell’uomo che tagli gli alberi più vecchi per lasciare posto ai giovani, lasciando intendere che un bosco dove non si tagliano alberi non sarebbe in grado di rigenerarsi e finirebbe per morire!;  i nostri boschi, a causa della quarantena, sarebbero rimasti senza manutenzione; il bosco non sia diverso da un campo ordinario e vada quindi coltivato.

Con una lettera inviata alla RAI, decine di ambientalisti ed istituzioni scientifiche da salotto hanno criticato fortemente le inesattezze diffuse dal TG1, da includersi evidentemente anch’esso tra i lacchè dei taglialegna industriali.

La manipolazione più evidente che costoro portano avanti, è che la selvicoltura sia funzionale al miglioramento ed alla cura del bosco.

Alla galassia di associazioni, docenti universitari ed istituzioni scientifiche che NON hanno interessi economici in ballo, risulta invece che la selvicoltura sia soprattutto funzionale agli interessi economici delle industrie del legno, perché – come spiegato nella lettera  – il bosco NON ha bisogno dell’azione dell’Uomo (selvicoltore) per crescere e seguire le proprie dinamiche, ma questi ha bisogno del bosco per una serie di sue necessità. L’attività di utilizzazione del bosco (selvicoltura) dovrebbe essere quindi svolta avendo cura di ridurre al minimo il disturbo che si fa al bosco.

Un altra manipolazione riguarda la presunta natura non inquinante della combustione di legna. Non ripeterò quanto già scritto nel precedente articolo,  limitandomi a ricordare ai taglialegna industriali che in Italia (ed in Europa) il principio di precauzione vigente impone su chi intende utilizzare il legno l’onere della prova che esso non sia pericoloso, non a chi ne denuncia i rischi.

Rischi peraltro confermati dal fatto che uno studio recente ha addirittura trovato tracce del virus Covid-19 nelle poveri sottili, oltre che da quanto sostenuto da sempre dal Ministero della Salute.

Infine, con il tipo di utilizzazione attuale (taglio dei cedui invecchiati per produzione di biomasse da energia) si agisce in modo decisamente negativo sul bilancio dell’anidride carbonica dell’atmosfera perché si riducono le superfici assorbenti ed i serbatoi di carbonio (legno e suolo) e si aumentano le immissioni in atmosfera determinate dalle combustioni: quello che il bosco ha accumulato in decenni, viene liquidato con la combustione in pochi giorni, causando un inevitabile squilibrio, rimarcato anche dalla rivista Science.

A coloro che ci tranquillizzano dicendo che è tutto a posto (percependo milioni di euro di incentivi pubblici) io ribadisco che la loro credibilità – nonostante l’apparato lobbistico messo in atto – è falsa quanto l’interesse che dicono di avere per le foreste.

Invito inoltre a leggere l’articolo della Dottoressa Patrizia Gentilini su Il Fatto Quotidiano

Foreste, la richiesta di non tagliare altri alberi è caduta nel vuoto ma andrebbe spiegato perché

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