Luca Saltalamacchia

L’Italia e il cambiamento climatico

La nostra generazione è la prima a sperimentare il rapido aumento delle temperature in tutto il mondo e probabilmente l’ultima ad avere l’opportunità di combattere efficacemente l’imminente crisi climatica globale.

Queste sono le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella contenute nel documento sottoscritto in data 19/9/19, unitamente ad altri Capi di Stato, in occasione del Climate Action Summit delle Nazioni Unite in programma a New York il 23/9/19 (il testo è disponibile presso https://www.quirinale.it/elementi/36746)

La dichiarazione continua così: alla luce delle conclusioni della relazione speciale dell’IPCC e dei risultati della COP24 esortiamo tutte le parti a rendere il 2019 l’anno dell’ambizione climatica venendo al Vertice sull’Azione per il Clima del Segretario Generale delle Nazioni Unite a settembre 2019 con piani e iniziative concrete per ridurre le emissioni di gas a effetto serra significativamente oltre gli attuali traguardi per il 2030, nella misura in cui tali obiettivi non siano in linea con quelli dell’Accordo di Parigi, e giungere a zero emissioni nette entro il 2050, a partire da contributi determinati su base nazionale rafforzati dall’anno prossimo.

L’IPCC (il panel di scienziati del clima istituito dall’ONU) da vari anni sta mettendo in guardia gli Stati sugli effetti devastanti del cambiamento climatico, peraltro individuando nel bacino del Mediterraneo una delle zone più esposte.

Di egual tenore il documento dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, ente pubblico di ricerca che svolge funzioni tecniche e scientifiche a supporto dei Ministeri interessati) di qualche anno fa (consultabile qui: http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/cambiamenti-climatici/impatti-dei-cambiamenti-climatici): “L’interferenza umana con il sistema climatico è in atto ed i cambiamenti climatici pongono rischi per i sistemi umani e naturali. Nei decenni recenti, i cambiamenti del clima hanno causato impatti nei sistemi naturali e umani su tutti i continenti e sugli oceani, producendo conseguenze sugli ecosistemi, sulle risorse idriche, sulla salute umana, sull’agricoltura e dimostrando come tali sistemi siano sensibili alle variazioni climatiche.

In Europa l’incremento più elevato della temperatura si verifica nel Sud e nella regione artica; la maggiore riduzione delle precipitazioni si verifica nel Sud Europa…

Tuttavia, gli scienziati non sono gli unici a lanciare – da anni – agli Stati il monito e l’invito ad adottare politiche climatiche efficaci.

Secondo quanto ha dichiarato l’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency, EEA) nel suo report “Climate change, impacts and vulnerability in Europe” del 2016, in Italia nel periodo 1980-2013 le perdite ed i danni economicamente rilevabili causati dal cambiamento climatico ammontano ad € 59.624.000.000,00 (pag. 197).

Stiamo parlando di quasi 60 miliardi di euro, che gravano su ogni cittadino per oltre € 1.000,00.

Lo studio di Legambiente SOS Acqua Nubifragi, siccità, ondate di calore: le città e i territori alla sfida del Clima” pubblicato nel 2018 accerta che i dati (relativi a 23 città) mostrano che gli effetti maggiori si hanno negli anni a più elevata esposizione al caldo, e mettono in luce una riduzione dei numeri negli ultimi anni attribuibile agli interventi di allerta attivati. Complessivamente, nelle città analizzate (solo 23) si possono attribuire alle ondate di calore 23.880 morti tra il 2005 e il 2016 (pag. 7).

Sono 61,5 i miliardi di euro spesi tra il 1944 ed il 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano. Secondo i dati di “Italia sicura”, l’Italia è tra i primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: dal 1945 l’Italia paga in media circa 3.5 miliardi all’anno. Dal 1950 ad oggi abbiamo contato 5.459 vittime in oltre 4.000 eventi tra frane e alluvioni (pag. 9).

Secondo uno studio della Coldiretti dell’agosto 2017 il cambiamento climatico dal 2007 al 2017 ha provocato in Italia danni alle coltivazioni per 14 miliardi di euro (http://giovanimpresa.coldiretti.it/pubblicazioni/attualita/pub/agricoltura-e-clima-dagli-eventi-estremi-danni-per-14-miliardi-in-10-anni/).

D’altro canto, l’Istituto Superiore della Sanità ha dichiarato che il cambiamento climatico è già un killer globale su vasta scala in un documento sottoposto a 50 ricercatori provenienti da 30 paesi ed ha ricostruito i devastanti impatti del riscaldamento globale, tra i quali si segnala:

– l’aumento delle malattie trasmissibili;

– la maggior facilità di diffusione delle malattie e delle infezioni;

– l’aumento delle patologie psicologiche (depressione, stati di ansia, insonnia, paure, malesseri psichici generalizzati);

– l’aumento delle malattie ai danni di bambini ed anziani;

– l’aumento delle malattie trasmesse dagli animali all’uomo;

– la riduzione della disponibilità e della qualità delle acque, con conseguenze sull’igiene.

Eppure, ad oggi, pochi Stati hanno preso davvero sul serio il contrasto ai cambiamenti climatici: tra questi, purtroppo, non c’è il nostro paese, nonostante la gravità del problema.

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