Luca Saltalamacchia

Meglio ascoltare i climatologi

Per i problemi di cuore, meglio affidarsi ad un cardiologo; per i problemi di clima, meglio ascoltare i climatologi

Il nostro è davvero uno strano paese.

Relativamente alla questione dei cambiamenti climatici, di cui si parla spesso anche in TV, i media tendono a dare l’impressione che gli scienziati siano divisi in merito alla natura antropica (cioè causata dall’uomo) o meno del riscaldamento globale.

Quando ad una trasmissione viene invitato uno scienziato che sostiene la diretta correlazione tra attività umana (sotto forma di emissioni climalteranti) e l’ aumento delle temperature ed uno che nega l’esistenza di tale correlazione si è portati a pensare che entrambe le tesi abbiano lo stesso “peso” e la stessa diffusione nel mondo scientifico.

Questo non è vero.

Innanzi tutto, non tutti gli scienziati sono esperti di clima; però si dà parola a tutti (geologi, biologi, fisici, chimici, etc.) e si suppone che la conoscenza di tali esperti si pari a quella dei climatologi.

Un po’ come se durante una trasmissione sull’infarto vengano invitati un cardiologo ed un ortopedico e questi inizi a contestare il primo. Anche l’ortopedico è un medico, ma di certo l’arresto cardiaco non rientra nel panorama principale delle sue dirette conoscenze.

In Italia sul clima funziona così; si invita chiunque a parlare di clima, noncuranti del fatto che esiste un comitato che riunisce gli scienziati esperti di clima – il Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) – il quale periodicamente divulga dei report analizzando le pubblicazioni sul clima fatta dagli scienziati di tutto il mondo.

Ebbene, l’IPCC – che ha vinto nel 2007 il premio Nobel per la pace – non ha alcun dubbio sulla correlazione tra attività umana ed aumento delle temperature; i suoi report trovano l’accordo del 97% degli scienziati esperti di clima del mondo, come dichiarato nel 2016 dallo studio  “Consensus on consensus: a synthesis of consensus estimates on human-caused global warming” pubblicato su  Environmental Research Letters da un team di ricercatori guidato dalla Michigan Technological University.

Per rispecchiare onestamente e fedelmente tale stato di cose, una trasmissione televisiva che volesse parlare seriamente dei cambiamenti climatici dovrebbe invitare 100 persone, di cui solo tre negazionisti.

Un altro punto da chiarire è la sciocca idea, spesso propugnata dai negazionisti, che se vi sono periodi di freddo anomalo, allora il riscaldamento globale è una bufala.

Innanzi tutto, va detto che il riscaldamento globale è parametrato sulla media delle temperature globali, per cui il fatto che in una specifica area del globo in un determinato periodo faccia un freddo anomalo non costituisce alcuna prova di per sé.

Ricordiamo tutti il recente mese di maggio 2019  per le condizioni meteorologiche fortemente instabili, il persistente maltempo e le temperature decisamente inferiori alle medie stagionali.

I negazionisti italiani hanno cavalcato tale episodio per sostenere l’inesistenza dei cambiamenti climatici.

In realtà, bastava “allargare” l’osservazione a quello che succedeva nel mondo per capire il vizio di fondo di tale argomentazione.

E ciò che accadeva nel mondo era questo:

 

 

 

La temperatura media globale del mese di maggio 2019 è stata la quarta temperatura più calda di un maggio mai registrata a partire dal 1880.

Mentre in Italia faceva effettivamente più freddo, altre nazioni dovevano fare i conti con ondate di caldo molto più anomale. Ad esempio, sulle coste russe che affacciano sul Mar Glaciale Artico si sono superati i 30° C e la temperatura media è stata superiore di 15° C rispetto ai valori tradizionali.

Un’altra arma (spuntata) utilizzata dai negazionisti è la considerazione che il clima è sempre stato variabile e che ciò dipende da vari fattori naturali che hanno portato ciclicamente a periodi di glaciazioni ed a periodi di clima più mite.

Questo è assolutamente vero, ma è altrettanto vero che i mutamenti del clima sono avvvenuti storicamente nel nostro pianeta per effetto di processi durati migliaia di anni.

La relazione tra aumento delle temperature e passaggio di tempo (vale a dire, la velocità) con cui si sta verificando l’aumento globale delle temperature negli ultimi 11800 anni ha qualcosa di incredibile a mai visto prima nel nostro pianeta, come testimoniato dal seguente grafio:

 

 

 

L’ultimo tratto del grafico (una linea perpendicolare) è la rappresentazione grafica dell’aumento delle temperature degli ultimi 50 anni.

Secondo l’IPCC, il fattore antropico che sta causando l’aumento delle temperature negli ultimi anni è l’emissione dei cosiddetti gas serra, tra cui spicca la CO2.

Ebbene, una ulteriore riprova della correttezza della impostazione dell’IPCC è fornita da questo grafico, che rappresenta le quantità di CO2 prsente in atmosfera negli ultimi 800.000 anni secondo i dati rilevati dai carotaggi effettuati nell’Antartide.

 

Si può rilevare come l’andamento ciclico di concentrazione di questo gas in atmosfera ha seguito sempre ondulazioni abbastanza regolari, salvo l’impennata finale corrispondente agli ultimi 50 anni.

L’aumento vertiginoso negli ultimi 50 anni di concentrazione di CO2 in atmosfera (emessa dall’uomo) ha portato con sé l’aumento insolitamente veloce delle temperature. Se non riduciamo le emissioni, le temperature sono destinate ad aumentare.

E’ quanto ci dice oramai da più di dieci anni l’IPCC.

Per i problemi di cuore, meglio affidarsi ad un cardiologo; per i problemi di clima, meglio ascoltare i climatologi.

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