Luca Saltalamacchia

Cosa è il 5G? Perché in molti sono contrari? I Parte

Il 5G è uno standard per le comunicazioni dotato di una velocità molto elevata che consente di interagire con qualsiasi dispositivo predisposto per lo IoT (Internet of Things).

Consente di raggiungere l’obiettivo di una connessione che sia contemporaneamente di altissima qualità e molto veloce, fino a 1000 volte in più rispetto all’attuale standard (4G LTE).

Sembra tutto bello. Allora perché in molti sono contrari?

E’ una presa di posizione basata su una questione di principio o vi sono preoccupazioni fondate?

Cerchiamo di capire.

Il 5G viaggerà su microonde che hanno una radiofrequenza più elevata rispetto ai precedenti standard tecnologici; ciò implica da un lato una maggiore energia trasferita ai corpi e da un lato una minore penetrazione nelle strutture solide. Per tale motivo, per poter funzionare correttamente, tale tecnologia necessita di un maggior numero di ripetitori.

Per raggiungere velocità tanto elevate senza compromettere la qualità del segnale, la tecnologia 5G utilizza uno spettro di frequenza mai utilizzato prima d’ora: le cosiddette onde millimetriche, cioè onde radio comprese tra 30 e 300 GHz, ovvero lo spettro più elevato possibile.

In Italia, per l’introduzione di questa tecnologia sono state assegnate frequenze su tre bande distinte: 26,5-27,5 GHz, 694-790 MHz e 3600-3800 MHz.

Per ricevere ed ottimizzare il segnale, ogni singola antenna 5G viene dotata di un gruppo multiplo di antenne che operano in maniera simultanea.

Le onde millimetriche a causa delle loro caratteristiche non sono idonee a trasferire il segnale per lunghi tratti, per cui per farle funzionare correttamente si rende necessaria l’installazione di numerosissimi micro-ripetitori, soprattutto nelle aree – tipo quelle urbane – dove la presenza di tante strutture architettoniche costituisce un ostacolo alla trasmissione lineare del segnale. L’AGCOM prevede che, a regime, è possibile che saranno installati “un milione di devices per Km2”.

Le antenne che saranno utilizzate per far funzionare la nuova tecnologie – che, come abbiamo visto, saranno milioni e milioni – andranno a sommarsi a quelle già esistenti (circa 70 mila Stazioni Radio Base per telefonia mobile 2G, 3G, 4G e decine di migliaia di Wi-Fi pubblici attivi), esponendo quindi la popolazione ad un’esposizione massiccia all’inquinamento elettromagnetico.

Contemporaneamente, è stato previsto un innalzamento delle soglie limite per i valori di irradiazione, che passeranno dal valore attuale di 6 V/m a 61 V/m.

Rispetto a quanto appena detto, il problema da più parti sollevato è che non esistono studi e sperimentazioni relative agli impatti che la tecnologia 5G ha sulla salute umana, sulla salute degli animali e sull’ambiente.

Tratteremo in un successivo articolo i possibili impatti che questa tecnologia può avere.

Per il momento si ribadisce che sono del tutto inesplorati gli effetti delle radiofrequenze del 5G, che – si ricorda – è una tecnologia di nuova concezione.

Questo è il motivo per cui diverse associazioni e comitati, nonché molti comuni sono contrari a far partire nel proprio territorio questa tecnologia, mancando qualsiasi studio preliminare sulla valutazione del rischio sanitario e per l’ambiente.

Di fatto, la sperimentazione avverrà sulla pelle delle persone e delle altre creature viventi, peraltro senza che ciascun soggetto abbia potuto esprimere il proprio consenso, né abbia potuto ricevere una adeguata informazione.

Incredibilmente, non vi è stato sinora alcun coinvolgimento degli organismi istituzionalmente deputati alla tutela di ambiente e salute (ISPRA, ARPA, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità), i quali – quando sono stati interpellati – non hanno potuto concludere in termini di certezza che la nuova tecnologia escluda impatti sulla salute e sull’ambiente.

Il fronte dei soggetti contrari al 5G è certamente variegato ed al suo interno vi sono posizioni più o meno radicali.

Una cosa, però, è certa: questa tecnologia è nuova e non è stata preceduta da una sperimentazione.

Se si pensa che persino l’introduzione sul mercato di un’automobile o di un rossetto, per non parlare di un farmaco, deve sottostare a rigidi protocolli, esami, contro-esami ed autorizzazioni degli organi competenti, allora questo trattamento di favore per una tecnologia nuova dagli effetti inesplorati è davvero “sospetta”.